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Da Il resto del Carlino ed.  Ferrara

Il nesso tra violenza sulle donne e violenza ‘indotta’ sui bambini che assistono è un aspetto ancora sottovalutato su cui andrebbe mantenuta aperta la riflessione. Anche perché i numeri, per la ferrarese Gloria Soavi, psicoterapeuta e Presidente nazionale del Cismai (Coordinamento Italiano Servizi Maltrattamento all’Infanzia), parlano chiaro: nel 64% dei casi la violenza avviene davanti ai figli e l’essere testimone di violenza è la seconda forma di maltrattamento (fisico, psicologico, verbale, economico, sessuale, persecutorio) nel nostro Paese. «I dati ISTAT del 2017 ci dicono che il 63,7 % delle 50mila donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza ha figli minorenni nel 70% dei casi. Ma anche qui – puntualizza Soavi – siamo davanti ad un numero che non corrisponde alla realtà, perché riguarda quante hanno deciso di denunciare». Percentuali che possono comunque essere traslate sul nostro territorio. Al solo Centro Donne Giustizia di Ferrara, nel primo semestre 2018, ne sono arrivate 178. Nella Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, e tutto l’anno, l’impegno deve dunque essere su un doppio binario. Per evitare di cadere nella retorica, sempre in agguato, secondo Soavi sarebbe sufficiente tenere fede «al principio cardine, troppo spesso dimenticato, che pone al di sopra di ogni altro il superiore interesse del fanciullo». Le conseguenze, nel non farlo, sono pesanti: «Trascurarne i diritti, non vederne le sofferenze, non curarne le ferite, significa non prendersi cura del nostro domani, del futuro che riguarda tutti noi». Il prezzo, per i bambini, è alto. «Si accorgono e interiorizzano paure e angosce». Ed esemplifica: «Mi capita spesso di ascoltare i loro racconti: sono terrorizzati dal rumore della chiave che gira nella serratura della porta di casa, anche a distanza di anni, perché quel rumore riporta a quando il padre tornava ubriaco e picchiava la mamma. Per non parlare di quanti ne hanno assistito impotenti all’uccisione o restano vittime loro stessi della violenza di padri che non accettano la separazione o la fine di un rapporto». Se il danno non viene curato, può esserci domani un adulto che reitera. E se in termini di prevenzione il Cismai sta ponendo l’attenzione «sulla precocità della rilevazione delle situazioni fragili e complesse, prendendo in esame il periodo precedente e immediatamente successivo alla nascita del figlio», anche la scuola « è un osservatorio importante che può veicolare linguaggi di rispetto dei generi e delle relazioni». L’appello, però, è alla politica: « «Se ne deve occupare più e meglio. Mancano fondi certi, dati aggiornati, norme più stringenti a tutela delle madri e dei figli dopo la denuncia per violenza, manca un disegno organico».

Camilla Ghedini