La comunità come risorsa per la cura delle gravi crisi adolescenziali

Nov

20

Time: 9:00-15:00
Location: GAM - sala conferenze|c.so Galileo Ferraris 30 Torino

Di fronte a quadri psicopatologici importanti nella vita di un adolescente spesso si evidenzia la necessità di un periodo di distacco del ragazzo/a gravemente “sintomatico” dal suo contesto di vita familiare. I genitori sono terribilmente confusi e ambivalenti rispetto alle problematiche del figlio e oscillano tra il disinvestimento e la resa di fronte a questa drammatica situazione e la rabbia e l’attacco colpevolizzante verso la sua incapacità e inettitudine. L’adolescente appare come completamente ritirato e chiuso ad ogni sollecitazione circa il cambiamento piuttosto che attivamente conflittuale e spesso violento nei confronti dei genitori stessi.

“Quando l’adolescente utilizza queste modalità per segnalare il suo profondo malessere intensifica apidamente o brutalmente il suo messaggio di  allerta se non ottiene una risposta chiara e sollecita. Questo messaggio di allerta parla del sentimento di
impossibilità di un autonomizzazione senza un rischio di rottura e di separazione definitiva. È probabilmente il testimone di un “blocco” nel processo di differenziazione tra il figlio ed i genitori. Questa grave difficoltà può essere riferita a sua volta al blocco che è probabilmente ancora in atto, sebbene in forma “criptata”, tra uno o entrambi i genitori rispetto alle famiglie di origine. Esso  fa quindi eco ad una importante problematica di fiducia intergenerazionale” – Elida Romano

L’ipotesi di lavoro che orienta la progettualità terapeutica e che vorremmo presentare in questo incontro è fondata sull’idea che il momento drammatico della “crisi” dell’adolescente (depresso, autolesionista, violento, ritirato) costituisca paradossalmente un momento favorevole per la presa in carico: la famiglia è completamente disorientata e bisognosa di un contenimento e di un supporto, l’adolescente è acutamente sofferente e può sentire la necessità di uno spazio di tregua e di ascolto all’esterno del
contesto familiare. Si apre così una “finestra di plasticità” nella famiglia in cui i servizi di cura possono mettere in campo una proposta d’intervento che coinvolga adolescente e genitori in modo efficace. Superato il momento acuto della crisi c’è il rischio che il sistema familiare ritorni all’equilibrio precedente, sebbene gravemente deficitario, che finisce per “mettere un coperchio” sulle questioni evolutive e relazionali non risolte.