Il 15 maggio, a Roma, verrà presentata un’indagine importante, intitolata “Maltrattamento all’infanzia e all’adolescenza. Dati, analisi e proposte“. Si tratta della prima ricerca nazionale sull’epidemiologia del fenomeno, realizzata dall’Autorità Garante in collaborazione con Terre des Hommes Italia e Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso dell’infanzia.

Abbiamo intervistato uno dei relatori, Andrea Bollini, membro del direttivo e past president del Cismai.

Che lavoro è stato fatto da Cismai e Terre des Hommes per condurre l’indagine che verrà presentata il 15 e come sono stati raccolti i dati?

“Già dal 2011 Cismai e Terre des Hommes hanno iniziato a collaborare per sperimentare un sistema di monitoraggio del maltrattamento all’infanzia nel nostro Paese. Un’iniziativa inedita, perché l’Italia è stata oggetto di numerose osservazioni ONU sull’assenza di dati e non ha mai adempiuto alle raccomandazioni dell’OMS. Dopo la prima ricerca italiana sul fenomeno condotta su alcuni servizi sociali di Comuni che volontariamente hanno scelto di partecipare e dopo l’indagine sui costi sociali della violenza, l’Autorità Garante ci ha proposto di lavorare ad una ricerca più ampia che costituisse poi un modello di rilevazione, che potesse essere messo a regime. Abbiamo così adeguato la scheda di monitoraggio già utilizzata e, in collaborazione con ANCI e ISTAT e con il coordinamento del Garante, abbiamo sottoposto la scheda a 231 Comuni italiani, scelti secondo un piano di campionamento elaborato dall’ISTAT.

Il sistema di monitoraggio si basa sui dati relativi ai minori vittime di maltrattamento seguiti dai Servizi sociali italiani: abbiamo scelto questa fonte perché è quella che istituzionalmente è deputata all’esercizio della tutela di tutti i minori. I dati di monitoraggio si basano su cinque elementi: il numero dei minorenni che i servizi sociali hanno in carico, il numero dei minorenni maltrattati seguiti con le loro caratteristiche principali (genere, cittadinanza, età), le forme di maltrattamento rilevate dai Servizi, le tipologie di prestazioni che i bambini e gli adolescenti presi in carico hanno ricevuto.

E’ indubbio che questo sistema di monitoraggio sperimentale abbia funzionato perché ci ha restituito dati con i quali oggi noi possiamo comparare la situazione italiana sul maltrattamento con quella degli altri Paesi che hanno da lungo tempo un sistema di rilevazione permanente e continuo”.

Che differenze ci sono, a livello di dati, rispetto alla situazione di 3 anni fa in Italia?

“Senza entrare nel merito dei dati che saranno presentati venerdì, possiamo dire che la ricerca 2011 non si discosta molto dai dati condotti su un campione ben più ampio di quest’ultima indagine. Ci sono dati molto interessanti, invece, per quanto riguarda sia le tipologie di maltrattamento che le prestazioni cui hanno accesso i minorenni maltrattati”.

Quali sono a suo giudizio i dati più preoccupanti e quali quelli più incoraggianti?

“Vedremo venerdì che un dato particolarmente preoccupante è quello legato alle differenze territoriali e ad alcune tipologie di abuso che sono, probabilmente, ancora scarsamente rilevate e segnalate. Credo che questa ricerca aiuterà molto a capire cosa funziona e cosa non funziona nel nostro Paese e ad elaborare politiche più efficaci e basate sull’evidenza. Noi abbiamo dato e daremo il nostro contributo dimostrando che il sistema di monitoraggio del maltrattamento è fattibile e che può e deve essere reso permanente dallo Stato e dalle Regioni per decidere le politiche e per valutarne gli impatti con strumenti scientifici”.