La Carta di Treviso è il documento che impegna i giornalisti italiani a norme di comportamenti deontologicamente corrette nei confronti dei bambini e dei minori in genere.

Nacque nel 1990 da una iniziativa comune della Federazione della Stampa, dell’Ordine dei Giornalisti e di Telefono Azzurro e prese questo nome dalla cittadina veneta nella quale ci fu il convegno che alla carta diede vita.

Un successivo convegno, svoltosi a Venezia e Treviso nel novembre del 1995, apportò alcuni aggiornamenti e, nell’aprile del 1997, ci fu un ulteriore incontro, sempre a Treviso, e sempre fra Fnsi, Ordine e Telefono Azzurro, per ribadire i concetti principali.

Ecco i punti essenziali che riguardano la tutela dei minori:

1) Al bambino coinvolto -come autore, vittima o teste- in fatti di cronaca, la cui diffusione possa influenzare negativamente la sua crescita, deve essere garantito l’assoluto anonimato. Per esempio deve essere evitata la pubblicazione di tutti gli elementi che possono portare alla sua identificazione, quali le generalità dei genitori, l’indirizzo dell’abitazione o il Comune di residenza nel caso di piccoli centri, l’indicazione della scuola cui appartenga.

2) Per quanto riguarda i casi di affidamento o adozione e quelli di genitori separati o divorziati, fermo restando il diritto di cronaca e di critica circa le decisioni dell’autorità giudiziaria e l’utilità di articoli e inchieste, occorre comunque anche in questi casi tutelare l’anonimato del minore per non incidere sull’armonico sviluppo della sua personalità.

3) Il bambino non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive e radiofoniche che possano ledere la sua dignità nè turbato nella sua privacy o coinvolto in una pubblicità che possa ledere l’armonico sviluppo della sua personalità e ciò a prescindere dall’eventuale consenso dei genitori.

4) Nel caso di comportamenti lesivi o autolesivi (come suicidi, lanci di sassi, fughe da casa, ecc…) posti in essere da minorenni, occorre non enfatizzare quei particolari di cronaca che possano provocare effetti di suggestione o emulazione.

5) Nel caso di bambini malati, feriti o disabili, occorre porre particolare attenzione nella diffusione delle immagini e delle vicende al fine di evitare che, in nome di un sentimento pietoso, si arrivi ad un sensazionalismo che finisce per divenire sfruttamento della persona.

In allegato la “Carta di Treviso” aggiornata nella versione recepita dal Garante Privacy e pubblicata sulla G.U. n. 264 del 13 novembre 2006.

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