Prime riflessioni sul Ddl Pillon Postato il 1 ottobre 2018

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di Giulia Marzia Locati
giudice del Tribunale di Torino

Dal superiore interesse del minore ad una visione adulto centrica delle relazioni familiari

 

 

Il disegno di legge Pillon presenta, a mio avviso, una serie di punti critici e, se approvato, è destinato a segnare un passo indietro nel percorso di tutela dei minori e dei loro diritti.

 

1. L’impianto del decreto risponde ad una visione adulto-centrica che, oltre a non tenere in alcun modo conto della realtà delle famiglie italiane, si pone in pieno contrasto con quel “superiore interesse del minore” che deve necessariamente orientare il legislatore nella “promozione della personalità e nell’educazione del soggetto umano in formazione” (C.cost. n. 11 del 1981) e che deve essere perseguito caso per caso, avendo riguardo alla peculiarità di ogni singola situazione.

In tal senso, la previsione automatica e obbligatoria di tempi di permanenza paritaria presso ciascun genitore (in assenza di accordo, almeno 12 giorni con ognuno), indipendentemente da manifestazioni di volontà contrarie dei figli e a prescindere dall’età, svela una concezione del minore quale bene materiale da dividere a metà tra gli adulti e non considera le esigenze di un bambino, soprattutto in tenera età, a un’organizzazione regolare e stabile della propria esistenza.

La bigenitorialità, a differenza di come la intende questo ddl, non può essere intesa come obbligo per il minore di trascorrere pari tempo con i genitori – come se fosse un diritto che questi rivendicano nei confronti del figlio -, ma, al contrario, come diritto di quest’ultimo alla continuativa e stabile presenza, nella propria vita,  di entrambe le figure genitoriali – chiamate a cooperare nella sua assistenza, educazione e istruzione – nella più piena garanzia di forme di protezione, per quanto possibile, dalle lacerazioni che inevitabilmente le separazioni portano nella vita delle famiglie.

Le norme sulla casa familiare, poi, fanno tabula rasa del bisogno del bambino – sottolineato da tutti gli operatori specializzati in questo ambito – di non stravolgere le proprio abitudini di vita rimanendo, prevalentemente, nel luogo in cui è cresciuto.

 

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