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Si è svolta a Bologna il 4 Maggio 2016 la giornata formativa Cismai dal titolo:

“CURARE L’ADOZIONE. Requisiti di “qualità” per gli interventi a favore dei minori adottati” (CISMAI 2011)

La giornata ha visto la partecipazione di un folto pubblico di operatori socio-sanitari e si è aperta con i saluti della Presidente Cismai Gloria Soavi e della Referente Regionale Tiziana Valer. A seguire il dott. Passerini, responsabile del Servizio Politiche Famigliari, Infanzia e Adolescenza, che illustra il Rapporto regionale sull’adozione. Dai dati emerge che sono tremila le famiglie adottive che si sono costituite in Emilia-Romagna negli ultimi dieci anni, di cui circa 700 (23%) con adozione nazionale e 2.300 (77%) con adozione internazionale. Nell’ultimo triennio, l’età dei bambini al momento dell’adozione internazionale si concentra per lo più nella categoria che va dai 6 ai 10 anni (46%), a cui si aggiunge un 7% di bambini con più di 11 anni; il restante 47% circa ha un’età inferiore ai 5 anni. In regione è attivo un tavolo di confronto composto dalle varie équipe dedicate presenti nel territorio regionale, Tribunale per i Minorenni, Garante Regionale per L’infanzia, e sei enti autorizzati, per promuovere percorsi corretti, protocolli, ad esempio con le scuole, monitoraggio e formazione. Il tavolo sta predisponendo l’aggiornamento del “Protocollo operativo sulle adozioni” che allarga la platea dei sottoscrittori.

Si entra poi nel vivo del seminario: introduce Gloriana Rangone del CTA di Milano che sottolinea l’impossibilità di trattare le famiglie adottive come le altre famiglie ed evidenzia come l’ adozione di bambini più grandi ( + di 6 anni) sia un fattore di rischio. L’adozione degli adolescenti è un percorso più difficile, è necessario cambiare approccio e sostegno, non basta l’amore.  Gli operatori devono essere particolarmente attenti nel selezionare. Segue la focalizzazione su alcuni aspetti salienti delle Linee guida CISMAI 2011: i bambini traumatizzati hanno disturbi affettivi e relazionali. Crisi adottiva di genitori o figlio può degenerare fino alla separazione, anche temporanea. E’ necessario intervenire con una rilettura della storia precedente e dell’attuale complessità. E’ possibile che non ci sia solo un trauma per il bambino ma anche del genitore. Molta attenzione va posta sul tema del segreto. Quali sono i tipici comportamenti dei b. Traumatizzati?: sono aggressivi, rompono cose a cui sono attaccati, si fanno del male, possono avere disturbi del sonno, enuresi e encopresi, possono essere iperattivi, avere cambiamenti di umore repentini, risposte emotive inappropriate,  risentimento,  rabbia, collera, richieste insistenti, bisogno di aiuto, difficoltà  cognitive, difficoltà di concentrazione e nell’esecuzione del compito, difficoltà a stabilire relazioni causa- effetto. Si approfondiscono gli aspetti del funzionamento sociale: possono essere seduttivi con estranei, non stabilire contatto  visivo, avere scarse relazioni con i pari, essere prepotenti, manipolatori,  mantenere il controllo su ogni cosa, non essere consapevoli del dolore causato agli altri. per quanto riguarda le caratteristiche fisiche e di sviluppo: tendono ad avere una scarsa igiene personale, a non sapere se hanno fame, freddo o caldo, tendono all’ autosvalutazione o ipervalutazione.  Percepiscono gli altri come pericolosi, ostili, inaffidabili, mettono in atto reazioni come fuggire attaccare, congelarsi, tendono a non fidarsi di nessuno. Sono sempre in uno stato di allerta. Tutte queste reazioni possono esserci anche negli adottati neonati. Viene poi illustrato il modello di cura transazionale.

Nel pomeriggio viene affrontato il delicato tema di come prevenire e curare le crisi nel percorso adottivo. Interessanti alcuni “consigli” emersi nei gruppi di adottati su cosa dire ai figli adottati: “Parlare sempre al bambino dell’adozione”  “Lasciargli dire no”   “I genitori non devono viziarli ma nemmeno picchiarli”. I modelli di intervento con le coppie aspiranti adottive, devono essere orientati a far loro comprendere cosa vuol dire. Le coppie fanno fatica ad accettare che i bambini possono essere traumatizzati il loro obiettivo è avere il figlio. Sono coppie deboli per infertilità credono che basti l’amore, Soluzioni: Portare le testimonianze di genitori adottivi, partecipare a gruppi, normalizzare la richiesta di aiuto, sostegno e formazione continua. L’ adozione deve curare due traumi: nel bambino la perdita, nei genitori l’infertilità. : se ci sono giochi patogeni  che possono includere  la famiglia allargata, il rischio è alto. La crisi può nascere subito, appena arrivato il bambino o in concomitanza di snodi del ciclo vitale. O in adolescenza. Come si presentano le crisi: malessere, sintomi psicologici, genitori adottivi espulsivi. Problemi di comportamento, malessere di un figlio naturale,

Come intervenire: Non sono indicati interventi individuali perché amplificano il senso di estraneità del figlio, va fatta una valutazione delle risorse su figlio e genitori, e se necessario va disposto un allontanamento auspicabilmente temporaneo.

Nel lavoro clinico il tema delle origini si intreccia con quello della perdita. E’ importante essere realisti: nell’adozione ci sono vantaggi e perdite. Apertura comunicativa e narrazione emotiva (Brozinscki) vanno incentivate.

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