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Mettere al centro delle politiche socio-sanitarie ed educative della nostra Regione il benessere di bambini e ragazzi con l’obiettivo che possano crescere senza subire traumi in un contesto di cure amorevoli e ricco di stimoli è una scelta strategica fondamentale. Perché questo si realizzi è fondamentale garantire percorsi di sostegno alle situazioni di genitorialità fragile, affinché le fatiche educative non diventino motivo di separazioni tra genitori e figli. E’ altresì necessario che si attivino adeguate misure di protezione nei confronti dei minorenni qualora i genitori, non per cattiva volontà, ma a causa di importanti sofferenze e fatiche personali, risultino pregiudizievoli e finiscano con il danneggiare in modo importante i processi di crescita e la salute fisica e psicologica dei figli. Anche il recupero dei genitori, attraverso percorsi di cura, dovrebbe essere garantito, in modo tale che, rimosse le cause che hanno portato l’Autorità Giudiziaria a prendere i provvedimenti  temporanei di protezione, i figli possano ricongiungersi con i propri genitori. Non sempre però le azioni di sostegno e le proposte di cura ai genitori ottengono gli effetti desiderati e inevitabilmente la magistratura e i servizi predisposti devono individuare risorse integrative o sostitutive della famiglia nell’interesse prioritario del minore.

 

Questo è il quadro fornito dalle nostre leggi a livello nazionale e pensiamo che nel processo delineato tutte le forze in campo dovrebbero coinvolgersi in modo costruttivo nel difficile compito di trovare un corretto equilibrio tra interventi di sostegno e interventi di tutela. Si tratta di un processo molto complesso e di questioni delicate all’interno del quale metodi e strumenti di intervento utilizzati dai servizi sociali, sanitari ed educativi, che nel tempo si sono evoluti, hanno sicuramente margini di miglioramento e perfezionamento. Ma soprattutto le cose possono evolversi in senso positivo nella misura in cui le istituzioni politiche decidono di dialogare, confrontarsi, integrarsi, lavorare insieme con i servizi, con gli ordini professionali, con la magistratura, con i centri di ricerca scientifica quali le università, con le associazioni di famiglie affidatarie e adottive, con il terzo settore. Senza che si creino polarizzazioni, spaccature, contrapposizioni.

 

Purtroppo, e con rammarico, constatiamo che l’Amministrazione Regionale del Piemonte, con la predisposizione di questo disegno di legge, ha fatto una scelta che poco considera la professionalità degli operatori e dei servizi che quotidianamente affrontano queste delicate situazioni. Non è stato infatti previsto, nella sua formulazione, nessun momento di consultazione con la magistratura, con gli enti gestori, con le ASL, con le equipe multidisciplinari (incaricate dalla stessa Regione in quanto esperti in tema di tutela dei minorenni) proponendo dall’esterno letture del problema e soluzioni senza valorizzare l’esperienza maturata dalle persone che da tempo lavorano in questo campo.

 

Condividiamo inoltre le considerazioni che sono ben state rappresentate da altri interlocutori quali l’Università, gli ordini professionali, le associazioni e il terzo settore. Ne vogliamo sottolineare alcune:

 

  • I dati che hanno dato origine al DDLR risultano discutibili e trovano pochi riscontri nella ricerca scientifica e nelle statistiche a livello nazionale e internazionale facendo emergere dubbi significativi sulla fondatezza dei suoi presupposti.

 

  • La proposta di legge sembra non prendere in considerazione che la messa in atto di misure protettive a favore dei minori non è prerogativa dei servizi di territorio ma della stessa magistratura e che alla luce di questo appare irrealistico il fatto che la magistratura stessa prenda provvedimenti in contraddizione con la N.184/83 e la successiva L.N. 149/01 che esplicitamente esclude che le ragioni economiche possano essere motivo di separazione tra genitori e figli. In questo senso mette in discussione la competenza di servizi e giudici e addirittura la legittimità delle loro azioni.

 

  • Fornisce una connotazione negativa, definendo semplicisticamente come “allontanamento”, l’attivazione di misure di protezione a favore dei minori in situazione di conclamato pregiudizio e allo stesso tempo non nomina mai le parole maltrattamento, trascuratezza, abuso sessuale, violenza assistita quali principali cause degli allontanamenti facendo emergere uno scenario fuorviante all’interno del quale i servizi possano proporre e agire interventi di protezione senza che ci siano motivazioni fondate. Purtroppo il mal-trattamento all’infanzia esiste e non è un fenomeno cosi marginale, così come emerge dai dati nazionali ed internazionali.

 

  • Ipotizza come soluzioni il sostegno economico e il sostegno educativo quando i problemi a monte delle situazioni di pregiudizio sono i disturbi psichiatrici, le dipendenze, i gravi disturbi post-traumatici, i gravi disturbi di personalità (che non si curano né con i soldi né solo con interventi educativi). Il tema della “cura”, in senso lato, sia dei bambini che dei genitori, non viene preso in considerazione; eppure stiamo parlando di situazioni dove esperienze traumatiche pregresse e carenze importanti rischiano di lasciare segni indelebili sia negli adulti che nei bambini. Una buona prevenzione passa anche attraverso la cura di chi ha subito o attuato il maltrattamento e la carenza di operatori preposti a questo delicato compito non può che ostacolare il lento recupero delle situazioni.

 

  • Nell’azione mediatica, apertasi in occasione della presentazione del DDLR, ci preoccupa la strumentalizzazione del dolore dei genitori, persone fragili e sofferenti. Essi, infatti, meriterebbero di essere accompagnati, quando possibile, nel faticoso recupero della loro funzione genitoriale; al contrario i messaggi presenti nella legge non possono che renderli sempre più diffidenti nei confronti dei servizi e della magistratura allontanandoli dai percorsi di cura di cui avrebbero bisogno nel loro interesse e in quello dei loro figli. Spesso la negazione dei problemi e il rifiuto dei percorsi di cura offerti sono gli aspetti che maggiormente rendono le situazioni bloccate, congelate, cristallizzate senza via di risoluzione; non si aiutano quindi questi genitori creando ulteriore paura, diffidenza, rabbia nei confronti dei servizi e delle istituzioni pubbliche.

 

Ci auguriamo quindi che la consapevolezza che da uno scenario di scontro politico e istituzionale non possa nascere nulla di buono porti l’Amministrazione Regionale a rimandare l’approvazione di questo disegno di legge aprendo dei contesti di confronto e riflessione allargati con l’obiettivo di migliorare i servizi e gli interventi inerenti la tutela dei minori e il sostegno alla genitorialità fragile.

 

Rimaniamo disponibili ad ogni forma di confronto e riflessione sulle tematiche in questione mettendo a disposizione la nostra esperienza sul campo e le nostre conoscenze.