Minori, famiglie, servizi RICOSTRUIRE LA FIDUCIA

Dic

05

Time: No time set
Location: Cinema Massimo – Via Verdi 18 – Torino

Tutelare i diritti delle bambine e dei bambini, dei ragazzi e delle ragazze che crescono nel nostro Paese è la grande priorità da rilanciare oggi. Servizi e istituzioni storicamente si sono assunti questa funzione, costruendo le condizioni sociali, economiche e culturali affinché i diritti dei minori fossero tutelati. Ciò è avvenuto attraverso un lavoro costante con le famiglie, le scuole, i tribunali e collaborando con il Ricostruire la fiduciaprivato sociale nel predisporre luoghi di accoglienza, educativi, di cura come le comunità o gli affidi, sino a progettare percorsi di adozione nelle situazioni più complicate.

In questi ultimi tempi assistiamo tuttavia al diffondersi di semplificazioni e delegittimazioni verso il sistema della tutela minori. Con il rischio di non considerare la fatica e la serietà con cui gli operatori (assistenti sociali, educatori, psicologi, neuropsichiatri, magistrati, mediatori, insegnanti, operatori sanitari…) si dedicano nella quotidianità a far fronte a storie emotive e affettive dense e intricate. Tutto ciò rischia di minare la fiducia sociale verso istituzioni e servizi, cooperative e associazioni, famiglie affidatarie e adottive.

Dai mondi dell’aiuto, della cura, dell’educare sale così oggi l’esigenza di aprire un confronto tra professionisti e una interlocuzione con la società. Perché la tutela dei diritti dei minori è un’azione che richiede che tutti gli adulti che incrociano le vite dei bambini – dagli insegnanti ai medici di pronto soccorso, dai pediatri agli allenatori, dai vicini di casa alle forze dell’ordine – assumano una corresponsabilità.

Per queste ragioni Animazione Sociale, la rivista degli operatori sociali, ritiene oggi di dover convocare un momento di confronto nazionale sui temi della tutela minori.

  • Mettendo a tema nodi culturali che si stanno riproponendo: dal ritorno dell’idea che i panni sporchi si lavino in famiglia, alla difficoltà di segnalare situazioni di possibile pregiudizio, alla sfiducia sull’investire nella prevenzione per prevenire l’implodere dei nuclei familiari.
  • Decostruendo luoghi comuni, come l’idea che il problema siano i troppi affidi e non il fatto che ci siano troppo poche famiglie affidatarie, o la convinzione che in Italia si allontanino i minori più che in altri Paesi (non è così).
  • Riconoscendo che le inadeguatezze genitoriali sono figlie spesso di territori connotati da povertà educativa e quindi occorrono investimenti in politiche di contrasto alla diseguaglianza e più risorse (economiche e di personale) per supportare la genitorialità che oggi i servizi sociali spesso non hanno.
  • Riproponendo questioni metodologiche cruciali, come l’esigenza di lavorare in rete tra servizi e con il territorio per costruire reti di tutela e di autonomia allargate.
  • Rimettendo al centro del discorso politico la necessaria attenzione verso i cammini di crescita, spesso faticosi, di tante bambini e bambini, e richiamando l’impegno dell’intera società a offrire risorse per la loro progressiva autonomia.

 

 

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