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Dire

“Apprendiamo della proposta di legge depositata dalla Lega per istituire una Commissione d’inchiesta sulle case-famiglia e velocizzare le adozioni nazionali e internazionali”. Cosi’ la rete “5buoneragioni per accogliere i bambini che vanno protetti” – costituita da Agevolando, Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia (Cismai), Coordinamento Nazionale Comunita’ di Accoglienza (CNCA), Coordinamento Nazionale Comunita’ per Minori (CNCM), Progetto Famiglia e Sos Villaggi dei Bambini – in rappresentanza di centinaia di strutture d’accoglienza in Italia e migliaia di ragazzi e ragazze cresciuti in un contesto di accoglienza diverso dalla famiglia d’origine. “Esprimiamo- continua la nota- la nostra preoccupazione per una proposta che sembra voler attaccare un intero sistema, semplificando la realta’ di un fenomeno molto complesso. Ecco perche’ vogliamo condividere alcune considerazioni:

1) Sul sistema di controllo. Le commissioni d’inchiesta parlamentare possono essere utili solo se utilizzate come ulteriore tutela per i bambini e i ragazzi – in particolare per fare emergere la debolezza dei servizi sociali territoriali e l’insufficienza delle misure di sostegno alle famiglie a rischio – ma le forme di controllo gia’ esistono. Si e’ appena conclusa un’indagine conoscitiva sui minori fuori famiglia condotta dal Parlamento e un’indagine sulle disposizioni in materia di adozioni e affido condotta dalla Commissione Giustizia della Camera. Esiste inoltre un Piano nazionale infanzia (Pni) varato dall’Osservatorio per l’infanzia e l’adolescenza, struttura non piu’ convocata dal ministro Fontana. Il nostro timore e’ che l’istituzione di una commissione d’inchiesta, oltre ad avere notevoli costi pubblici, si trasformi in una “caccia alle streghe” e in una progressiva dismissione della tutela pubblica nei confronti dei bambini e delle famiglie in difficolta’. Tutte le strutture che, eventualmente, non operano in modo adeguato vanno chiuse. Il modo migliore per farlo e’ rafforzare le forme di controllo gia’ previste dalla normativa, ad opera di Servizi sociali, Ausl, Procure minorili. Da anni come organizzazioni chiediamo un sistema permanente di monitoraggio e verifica della qualita’ perche’, piu’ che di inchieste, c’e’ la necessita’ di definire un sistema organico e costante di controllo.

2) Sul business delle case-famiglia. Parlare di “business” delle case-famiglia e’ fuorviante. Non esistono – come invece afferma il ministro Salvini – strutture che hanno rette giornaliere da 400 euro, ma la media delle rette si aggira intorno ai 100 euro. Bisognerebbe invece parlare di “giusto costo” definendo standard di qualita’ garantiti da tutte le strutture, da nord a sud Italia. A questo proposito esistono gia’ delle “Linee d’indirizzo per l’accoglienza nei servizi residenziali per minorenni” varate dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e recepite dalla Conferenza Stato-regioni e dalle autonomie locali, ma ad oggi diffusamente non adottate da regioni e comuni. La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto un fondo sperimentale per neomaggiorenni che ad oggi, pero’, non e’ ancora partito e che – seppur importante – non coprira’ il fabbisogno di tutti i ragazzi. Cosi’ tanti di loro, una volta divenuti maggiorenni, si troveranno ancora una volta soli ad affrontare il loro futuro. Ci sono, infine, comunita’ virtuose costrette a chiudere – interrompendo percorsi di qualita’ – per i gravissimi ritardi accumulati dai Comuni nel liquidare gli importi necessari alla copertura dei costi vivi.

– 3) Sul falso mito delle adozioni: Da sfatare anche il falso mito che tutti i bambini e i ragazzi in comunita’ siano adottabili: infatti solo il 5% di essi lo e’, circa 779 minori su 12.000 (dati Ministero del lavoro e delle politiche sociali). La maggior parte dei ragazzi accolti mantiene rapporti con la famiglia di origine, senza potervi pero’ tornare a causa delle difficolta’ della famiglia stessa. Per chiarire questi aspetti e non creare nocive e false contrapposizioni tra l’accoglienza in comunita’ residenziale e l’istituto dell’adozione, auspichiamo che finalmente tornino a riunirsi l’Osservatorio nazionale sull’infanzia e adolescenza e la Commissione per le adozioni internazionali, che da piu’ di un anno non vengono convocati dalle Istituzioni preposte. Bisogna sostenere le famiglie adottive, soprattutto nei casi di “adozioni difficili” (per esempio di ragazzi adolescenti o di bambini con disabilita’) invece che fare passare il messaggio, falso e scorretto, che tutti i bambini e i ragazzi in comunita’ siano adottabili, con grave torto alle loro famiglie d’origine. Spiace davvero, ancora una volta, trovarci a rispondere ad accuse che lanciano messaggi fuorvianti e non offrono un quadro corretto della realta’. Parlare di bambini e ragazzi “in ostaggio” delle case-famiglia e di “business” non aiuta a fotografare la situazione reale del Paese e non e’ rispettoso di bambini, adolescenti e famiglie che – insieme agli operatori e ai servizi sociali competenti – stanno compiendo un faticoso ma necessario percorso all’interno di un sistema che deve essere sostenuto, non affossato. Gli strumenti di controllo e i luoghi di monitoraggio, confronto e implementazione esistono gia’, vanno solo rafforzati e fatti funzionare, e soprattutto bisognerebbe agire molto di piu’ in un’ottica di prevenzione, piuttosto che riparativa, pensando anche a tutte le forme di disagio e violenza che ad oggi rimangono sommerse. La nostra proposta? Investiamo sulla prevenzione, sul sostegno alla genitorialita’ piu’ fragile, sul sostegno ai servizi sociali territoriali e alle Procure della Repubblica per renderli piu’ efficienti, sul supporto all’autonomia dei giovani neomaggiorenni in uscita da percorsi di accoglienza perche’ non si vanifichi il lavoro svolto quando erano minorenni. Impegniamoci tutti insieme per il bene di quei bambini e ai ragazzi che chiedono di poter essere tutelati e garantiti nei loro diritti.