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7 novembre 2018 – Il CISMAI, Coordinamento Italiano dei servizi contro il maltrattamento all’infanzia, partecipa alla manifestazione contro il ddl Pillon che il 10 novembre 2018 si svolgerà in tante città italiane. Lo farà assieme a diverse organizzazioni e realtà nazionali, tutte ugualmente allarmate da questo provvedimento che rischia di portare nuove e gravi disparità nel contesto delicatissimo della separazione e dell’affido.

Il CISMAI porterà in piazza, a Roma, con l’intervento della sua Presidente, Gloria Soavi, le ragioni di una ferma contrarietà che nascono dall’esperienza e dal lavoro quotidiano degli operatori dei centri di servizi aderenti al Coordinamento a tutela dei minori vittime di violenza e di abuso.

Quella del CISMAI è una bocciatura netta all’inversione di prospettiva che il disegno di legge contiene rispetto alla centralità dei diritti dei minori. Il Coordinamento non ne chiede l’emendamento, ma la cancellazione poiché è proprio l’impianto filosofico del disegno di legge, a firma del senatore Pillon, ad essere in contrasto con la tutela dei minori di età e dei loro diritti. A partire dalla prima e centrale osservazione, ossia che ogni provvedimento che riguardi i minori deve obbligatoriamente mettere al centro il rispetto del “superiore interesse del fanciullo” (art. 3 dalla Convenzione sui Diritti del fanciullo, approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 a New York e ratificata dall’Italia con Legge 27.05.1991, n. 176). L’obbligo della identica permanenza presso entrambe i genitori, stabilito con una legge uguale per ogni caso, esclude invece l’ascolto della volontà dei figli minori, l’ascolto delle loro paure, dei loro bisogni. Non è quindi possibile ipotizzare che i tempi di permanenza dei figli minori presso i genitori, in caso di separazione, possano essere predeterminati: i figli non sono oggetti, ma soggetti con diritti propri e inalienabili.  Il diritto alla bigenitorialità non può infatti affermarsi a scapito del diritto dei figli e delle tutele necessarie. Questa negazione è il cuore della contrarietà del Coordinamento dei servizi che con grande preoccupazione rileva inoltre la pericolosità di un assunto che releghi la determinazione di un figlio minore a non voler incontrare uno dei due genitori a semplice espressione della manipolazione del padre o della madre. Ogni bambino ha invece il diritto di fare sentire la sua voce, di esprimere il suo dissenso, la sua paura. Non si può infatti trascurare mai la possibilità che dietro al rifiuto di un figlio a incontrare un genitore vi siano ragioni gravi e che quel rifiuto possa corrispondere ad una richiesta di aiuto.

Ciò che manca nel ddl Pillon è la volontà di considerare lo sguardo, la visione dei bambini. Il concetto stesso di alienazione parentale è controverso: possono esistere situazioni nelle quali uno dei due genitori eserciti la propria influenza ai danni dell’altro, ma non è certo con una imposizione che si risolverà il problema. E nemmeno si può accettare che i figli minori siano considerati strumenti attraverso i quali stigmatizzare eventuali comportamenti scorretti di uno dei due genitori.

La retrocessione sul piano dei diritti dei minori che il disegno di legge propone è grave ed è pericolosa. Avremmo invece bisogno di un cambio di rotta che metta al centro dell’agenda i minori e la loro tutela.

 

L’Ufficio Stampa

 

La mobilitazione vede unite D.i.Re Donne in rete contro la violenza – la rete nazionale dei centri antiviolenza, Udi Unione donne in Italia, Fondazione Pangea, Associazione nazionale volontarie Telefono Rosa, Maschile Plurale, CGIL, CAM Centro di ascolto uomini maltrattanti, UIL, Casa Internazionale delle donne, Rebel Network, il movimento Non una di meno, CISMAI Coordinamento italiano servizi maltrattamento all’infanzia, ARCI e Arcidonna nazionale, Rete Relive, Educare alle Differenze, BeFree, Rete Relive, Fondazione Federico nel Cuore, il Movimento per l’Infanzia, Le Nove, Terre des hommes, Associazione Manden, CNCA Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza, Rete per la parità, Associazione Parte Civile, DonnaChiamaDonna e tante altre realtà, e si svolgerà con presidi e interventi pubblici in moltissime città.