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Si è svolto oggi, 28 Novembre a Roma, presso la Federazione Nazionale Stampa Italiana un incontro formativo organizzato dal movimento “5 Buone ragioni per accogliere i bambini che vanno protetti” (di cui il Cismai fa parte)

L’incontro aveva un carattere formativo diretto a giornalisti di varie testate, con lo scopo di porre alla loro attenzione  i meccanismi alla base della decisione di allontanare un minore dal suo nucleo familiare. Dopo l’apertura dei lavori da parte di Gianni Fulvi, Presidente CNCM (Coordinamento Nazionale Comunità per Minori) e di  Lazzaro Pappagallo, segretario dell’Associazione Stampa Romana, si sono susseguiti interventi da parte della Garante Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano, di Raffaella Montuori (Associazione Agevolando), Vittoria Manolio (GO del Tribunale per i Minorenni di Roma), Monica Micheli (Direttivo Cismai) e Maurizio Cartolano (responsabile dell’ufficio affidi del Comune di Roma).

Ai partecipanti è stato illustrato tutto il percorso di rilevamento, segnalazione ed intervento nei casi di maltrattamento e abuso all’infanzia, evidenziando più volte come all’origine della decisione di allontanare un minore ci sia sempre una situazione di maltrattamento (nelle sue varie forme di grave trascuratezza, violenza assistita, abuso sessuale….) da parte della famiglia di origine e chiarendo che in Italia è proibito della Legge allontanare un bambino per problemi di povertà dei suoi genitori.

I relatori hanno, ognuno dal proprio punto di vista professionale, evidenziato numerose problematiche, tra cui la mancanza di un sistema omogeneo di raccolta dati, i problemi di carenza di personale nei servizi sociosanitari e la mancanza di risorse per l’accompagnamento all’autonomia dei neomaggiorenni.

Nel rapporto con la stampa si è evidenziata la necessità di regole deontologiche strette tutte le volte che un caso di cronaca coinvolge un minore, al fine di tutelarlo ed evitargli la ritraumatizzazione di un’esposizione mediatica. Si è poi sottolineato l’impegno di tutte le figure coinvolte nei processi di tutela e si sono invitati i giornalisti a consultare più fonti e a documentarsi attentamente, prima di attaccare indiscriminatamente delle categorie professionali.

 

 

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