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Condiviamo quanto ci hanno inviato Zlatina Kostova e Jessica Griffin del Child Trauma Trining Center, University of Massachusetts Medica School, con cui il CISMAI collabora.
Si tratta di raccomandazioni, per operatori e non solo, utili a garantire il benessere dei bambini, in particolare dei bambini con traumi, durante la crisi da Covid-19.
Il Cismai, società scientifica e unico partner italiano dell’ISPICAM, collabora in modo proficuo con organizzazioni estere con cui intrattiene fondamentali scambi di conoscenze e saperi. Siamo infatti assolutamente certi che migliorare e crescere significhi soprattutto confronto, studio e analisi dei problemi complessi.
Buona lettura

child trauma training center

Raccomandazioni su come intervenire per promuovere il benessere psicologico di bambini durante la crisi del COVID-19

 

Accettare i limiti della realtà attuale ed essere creativi

L’imprevedibilità e la natura dinamica della diffusione del COVID-19 ha un impatto significativo sul funzionamento dei servizi sociali e di protezione minorile. Infatti, risultano innumerevoli le problematiche riportate sia dai professionisti operanti in questo ambito, che dalle famiglie e dagli stessi bambini. Con la chiusura delle scuole e la costrizione a casa, c’è da considerare un importante aumento del rischio di violenza assistita e di abusi fisici ed emotivi. La riduzione delle entrate economiche della famiglia e il ridotto funzionamento di alcuni servizi (scuole, asili nidi) potrebbero avere un impatto anche sulla nutrizione e i bisogni di base dei bambini, soprattutto per coloro che appartengono a famiglie con un basso status socio-economico. La riduzione degli operatori nelle comunità e la sospensione delle visite domiciliari rende l’erogazione dei servizi particolarmente difficile. Per i bambini che sono stati separati dai propri genitori, le visite e i programmi di ricongiungimento sono fermi e posticipati nel tempo. Per questo motivo è fondamentale che i servizi di protezione – soprattutto quelli che lavorano con i bambini a maggior rischio di abusi e trascuratezza – cerchino di assicurare continuità nella cura. Considerato che l’attivazione di una task force di coordinamento tra i vari settori (forze dell’ordine, scuola, autorità giudiziarie) necessita di tempo e risorse, è importante che gli operatori sociali riconoscano e accettino i limiti a loro imposti e cerchino di implementare strategie innovative che permettano di continuare il sostegno individuale ai bambini. Distanza sociale non deve significare distacco emotivo. In questa fase è necessario esser creativi e non farsi sopraffare dagli ostacoli imposti, ma cercare di utilizzare ad esempio la tecnologia (computer, cellulari, tablet) per mantenere un contatto con il bambino, monitorando gli eventuali rischi di abuso e trasmettendo un senso di stabilità. Paradossalmente, questo periodo di isolamento sociale potrebbe essere un’opportunità per instaurare un contatto più profondo con i bambini, fornendo loro un senso di presenza stabile.

 

Prendere spunti dal bambino e non temere di parlare del corona virus

 

Non temere di parlare del corona virus: i bambini sono esasperatamente esposti alle notizie della pandemia ed evitare il discorso, potrebbe avere un effetto contrario aumentando la loro ansia e le loro preoccupazioni. Allo stesso tempo, non bisogna forzare il bambino a parlarne, ma piuttosto lasciar a lui e ai suoi tempi l’opportunità di “guidare” il processo di apertura e condivisione. L’obiettivo principale è di offrirgli uno spazio protetto di ascolto e di evitare che sviluppi delle fantasie paurose che aumentino l’ansia. Quindi, è opportuno prendere spunto da che cosa lui ha sentito (sul corona virus) e come si sente a riguardo. Dare l’opportunità di fare domande!

 

 

Raccogliere informazioni e valutare i bisogni più urgenti

 

Durante questo periodo di emergenza, i bambini – e soprattutto quelli che vengono già da situazioni svantaggiate – devono fronteggiare una serie di problematiche e disagi a causa dei cambiamenti e dello stress legato alla pandemia2. Un disastro cosi minaccioso come il COVID-19 può far sentire i bambini sopraffatti, immobilizzati e demoralizzati. Quindi, prima di tutto, è importante come operatore sociale valutare quali sono i bisogni e le preoccupazioni più urgenti e aiutare il bambino a riprendere il proprio senso di controllo.

Un modo per aiutare il bambino o la famiglia a fronteggiare i problemi più pressanti è tramite il problem-solving. Se per esempio il bambino per qualche motivo è separato dai propri famigliari ed è fortemente preoccupato per la loro salute, si potrebbe pensare a dei modi alternativi per instaurare un contatto con loro (video chiamate, scrivere una lettera) oppure fornirgli delle informazioni riguardo al virus che possano rassicurarlo (es. “Anche se la diffusione è molto alta, i casi gravi sono molto meno”). Nel caso di pensieri intrusivi e forte ansia, si potrebbero esaminare dei modi e delle attività che lo aiutino a calmarsi e distrarsi (es. mindfuness, respirazione diaframmatica, esercizi fisici). È importante svolgere questo passo in modo collaborativo e con uno spirito di sperimentazione e curiosità!

In alcuni casi, i problemi e le preoccupazioni del bambino potrebbero essere fuori dal suo controllo, come ad esempio i litigi tra genitori, la mancanza dello staff preferito nella comunità residenziale, oppure la paura che il virus si possa diffondere. In questi casi è importante riconoscere tali preoccupazioni e spiegare che il problema non dipende da lui/lei, ma da altre persone responsabili (ad es. genitori). È importante validare la frustrazione e offrire ascolto empatico, spiegando al bambino le azioni e le misure che gli adulti e gli operatori prenderanno per risolvere o prevenire il problema.

 

 

Normalizzare e fornire informazioni adeguate

 

Le notizie riguardo il COVID-19 sono ovunque e stanno dominando completamente la vita di tutti i giorni: dai titoli del telegiornale fino al parco giochi. Bambini e ragazzi sono continuamente esposti a notizie scioccanti e immagini traumatiche che possono aumentare la loro preoccupazione, fino a poter causare forte ansia. Quindi, prima di tutto è importante normalizzare queste reazioni, spiegando al bambino che è normale sentire ciò che sente. Alcuni bambini potrebbero avere difficoltà ad identificare le proprie emozioni e quindi per facilitare la loro espressione emotiva è consigliato arricchire il loro vocabolario emotivo suggerendo parole come “preoccupato”, “sopraffatto”, “spaventato”.

Dopo che si è identificata e normalizzata la reazione emotiva, è importante fornire delle informazioni adeguate stando attenti a non illudere il bambino con promesse non reali (es. “Ti prometto che nessuno si ammalerà”), ma fornendogli delle informazioni accurate basate su fonti attendibili3.

Attenzione alla disinformazione: molte delle informazioni diffuse sui social media sono sensazionali e spesso non accurate. Spiegare al bambino che bisogna rivolgersi sempre ad un

 

 

adulto per ricevere informazioni accurate. È consigliato limitare l’accesso ai social media e ai programmi televisivi, per diminuire l’esposizione a fonti di ansia. È importante utilizzare un approccio appropriato all’età servendosi all’occorrenza di disegni o animazioni comiche4.

E alla fine bisogna sempre ricordarsi che come professionisti è anche OK dire che non si sa qualcosa!

 

 

Rassicurare

 

I bambini hanno bisogno di essere continuamente rassicurati riguardo il loro senso di sicurezza e protezione. Non bisognerebbe lasciare il bambino “nel buio” a dover indovinare che cosa accadrà con la diffusione del virus, ma è importante fornirgli un senso di rassicurazione. I bambini hanno ancora una visione molto egocentrica sul mondo, quindi l’ascolto continuo di notizie sul corona virus potrebbe fargli credere che inevitabilmente anche lui si ammalerà e finirà in cure intensive. È quindi opportuno rassicurare il bambino, spiegandogli che anche se si tratta di un virus nuovo, molti dei sintomi sono simili ad una normale influenza oppure sottolineare che i casi che riguardano bambini e adolescenti hanno un decorso molto blando.

Spesso, nel caso di famiglie affidatarie, molti dei genitori sono anziani e i bambini di solito hanno comunque dei nonni (o altre figure di riferimento) che rientrano nelle fasce di età a maggior rischio di infezione e complicazioni. Questo potrebbe causare preoccupazione nel bambino, aumentando il proprio senso di “genitorializzazione” che è spesso accentuato nei giovani con vissuti traumatici e perdite significative. In questo caso è importante rassicurare il bambino che anche se i loro cari più anziani potrebbero essere a rischio, ci sono figure specializzate e altamente qualificate che se ne prenderanno cura. È fondamentale aiutare il bambino ad essere e vivere come un bambino (e non come un adulto) e a capire che ci sono degli adulti che si prenderanno cura in tali situazioni.