Di fronte all’efferatezza del femminicidio di Chiara Gualzetti da parte di un coetaneo è molto difficile esaminare e commentare questa tragica vicenda con l’intento di riflettere e di rispondere a domande semplici e assolute: perchè? si poteva prevenire?
Quando, poi, associamo all’omicidio le dichiarazioni e i messaggi dell’assassino come sono state riportate dai media, restiamo ancora piu’ confusi e preoccupati. Non possiamo pensare che si arrivi a commettere un omicidio così efferato e preordinato senza che tutti quelli che negli anni hanno conosciuto il giovanissimo assassino non abbiano mai avanzato dubbi e sospetti sulle sue “inclinazioni”. Non puo’ bastare trincerarsi dietro la stantia considerazione della “follia” per mettere a tacere le responsabilità dei tanti attori della comunità degli adulti, dalla famiglia alla scuola, ai coetanei e ai conoscenti, per mettere a tacere le responsabilità di tutti coloro fra i quali l’assassino è vissuto e che l’hanno conosciuto, letto e ascoltato.
Anche per questo non ci rassegniamo ad archiviare l’assassinio di Chiara e farne un ennesimo dato statistico.
Tutti coloro che hanno la responsabilità dell’educazione e della formazione dei nostri ragazzi e ragazze devono interrogarsi e rispondere alla domanda se hanno fatto tutto quanto era necessario per conoscere, educare, sostenere e curare adolescenti come l’assassino di Chiara, senza abbandonarli alla consuetudine e alla fascinazione della cultura della sopraffazione e della violenza contro le donne.
Una non-cultura drammaticamente diffusa che non possiamo ignorare ricorrendo a categorie sbrigative: follia, raptus… La nostra arma è sì la giustizia, ma soprattutto la prevenzione, quindi lavorare per far prevalere un’altra cultura, con una particolare attenzione ai minori, di cui è urgente capire bisogni, disagi, rischi e percorsi di protezione. La prevenzione è un processo, un impegno da non abbandonare mai.
COMUNICATO – “Dal maltrattamento istituzionale alla responsabilità condivisa”: CISMAI porta a Firenze la seconda tappa del Congresso Diffuso 202C in collaborazione con Artemisia
Firenze, 29 maggio 2026. Che cosa accade quando il danno nasce proprio nei luoghi deputati alla protezione? Che cosa succede quando sistemi, servizi, istituzioni o