0

Da Redattore Sociale 19 Luglio 2019

Roma – “La vicenda di Bibbiano ci ha creato incredulità e sconcerto. Se l’impianto accusatorio sarà confermato ci si dovrà prendere cura dei bambini e delle famiglie. ma la ricerca della verità spetta alla magistratura”. A parlare è Gloria Soavi, presidente del Cismai, il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia. “Da subito, abbiamo pensato che ci fossero alcune cose incredibili, come quella riguardante l’uso dell’elettroshock. una vera fake news, infatti, che è stata immediatamente smentita dal procuratore capo di Reggio Emilia. Purtroppo, però, questa sua precisazione è rimasta inascoltata, visto che per giorni parte della stampa e non solo ha perseverato nel riportarla. E’ molto grave perché su quel dato, e su altri di questa vicenda, abbiamo assistito e stiamo tuttora assistendo a una preoccupante strumentalizzazione che non aiuta a fare chiarezza”.

Da “un certo tipo di informazione”, come lo definisce Soavi, il nome del Cismai è stato affiancato all’inchiesta sul presunto traffico di minori in affidamento in Val d’Enza. Con un comunicato, il Coordinamento ha respinto ogni accusa: “Il Consiglio direttivo del Cismai, società scientifica dal 2017, ribadisce la totale estraneità del Coordinamento e ha dato mandato ai propri legali per la tutela della propria immagine e della propria onorabilità”. Nello specifico, alcune testate hanno affermato che tra le persone toccate dall’inchiesta, ci fossero – o ci fossero stati – anche associati al Cismai.

Come risponde Soavi a queste accuse? In primis, citando le parole del procuratore capo di Reggio: “Questa indagine non riguarda il sistema dei servizi sociali nel suo insieme, ma si sta indagando su fatti circostanziati e persone raggiunte dalle misure cautelari. tutti gli altri hanno diritto al rispetto della loro professione”. La presidente lo ribadisce più volte: “Viene accusato il cosiddetto metodo Cismai ma le indagini sono sui fatti, non sui metodi”.

“È vero – continua Soavi – i servizi di Bibbiano erano soci del Cismai. Ma questo non ha alcuna rilevanza: il Cismai è una società scientifica a cui ci si associa su base volontaria e ci si associa se si vuole restare informati E se si condividono le nostre linee guida e le buone pratiche. Uno dei nostri pilastri fondamentali, per esempio, riguarda l’ascolto: professionale, senza suggestioni, tutto teso a considerare il bambino come soggetto portatore di diritti. Questo è tutto: noi non possiamo rispondere delle eventuali responsabilità di singole persone, che risponderanno in scienza e coscienza. Tirarci in mezzo è un atto strumentale”.

Soavi sostiene che l’accusa a Cismai abbia un obiettivo più ampio: mettere in discussione (“Distruggere”, specifica la presidente) il sistema della tutela a cominciare dagli affidi. Soavi spiega che non tutti sono d’accordo con l’approccio del Coordinamento: “Noi sosteniamo che i maltrattamenti e gli abusi esistono, e che il loro numero sia sottostimato. Questo non significa che cerchiamo – come ci accusano – il maltrattamento dove non c’è, come fosse una caccia alle streghe. L ‘abuso sui minori di età è un reato particolarmente odioso che l’opinione pubblica fatica a credere ed è comprensibile. Tuttavia quello a cui noi ci riferiamo sono i dati scientifici, non nostre interpretazioni”.

Ed è questo l’aspetto su cui Soavi insiste maggiormente, sottolineando che il Cismai dal 2017 è riconosciuta come comunità scientifica: “È l’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha sancito l’esistenza del maltrattamento e dell’abuso e che è un fenomeno più frequente di quello che i dati riportano. L’OMS parla di casi sommersi, di episodi che non vengono individuati”. Soavi ricorda anche il richiamo dell’ONU all’Italia perché promuova una riflessione sui dati su maltrattamenti e abusi: “Ritengono sia necessaria una presa di consapevolezza sul fatto che i nostri dati siano così bassi rispetto ad altri Stati europei e ci invitano a un’indagine più approfondita.” 

La vicenda di Bibbiano si connota anche per un’interpretazione politica che ha visto opporsi Lega e Movimento 5 Stelle a Partito Democratico, sia in vista delle prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna, sia alla luce degli equilibri di governo. “La politica è entrata in questa vicenda ma, invece che cercare spunti di confronto per migliorare l’esistente, ha messo tutto in discussione. Perché, invece, non cercare seriamente le criticità, controllare l’applicazione dei Lea, solo per fare qualche esempio? La tutela dei minori vive con pochissime risorse. Perché non ripartire da lì, mettendo chi lavora per la tutela dei minori nelle migliori condizioni possibili?”. (Ambra Notari)

Leggi l’articolo su Redattore Sociale