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Oggi vi proponiamo un’analisi e una riflessione di Gloria Soavi, presidente del CISMAI, su come proporsi ai bambini con fragilità nei giorni della pandemia da Covid-19. Il nostro obiettivo è sempre lo steso: vorremmo lasciare una traccia, un percorso che ci aiuti ad affrontare il dopo, a riprendere in mano la situazione e a programmare le nostre attività future non come se questi giorni non fossero mai trascorsi.

Le 3 R: rassicurazione, routine e regolamentazione come affrontare la pandemia con i bambini

Le situazioni di emergenza ad alto impatto sulla vita delle persone, come la pandemia da Covit 19, sono ad alto rischio traumatico, sia per gli adulti sia per i bambini, perchè incidono sul senso di prevedibilità e sicurezza. Possono provocare una serie, più o meno grave, di reazioni emotive. Sappiamo che i bambini possono avere difficoltà ad adeguarsi a cambiamenti significativi della loro vita, come in questo periodo che ha stravolto le loro routine: chiusura delle scuole, allontanamento sociale, isolamento in casa. I bambini, anche i più piccoli, sono acuti osservatori e notano e reagiscono allo stress dei loro genitori e degli altri caregivers. Possono porre domande dirette su ciò che sta accadendo ora o su cosa accadrà in futuro. Potrebbero comportarsi in modo diverso come risposta a quello che vedono e avvertono (ad esempio, paura, preoccupazione, tristezza, rabbia) riguardo alla pandemia e alle condizioni correlate. I bambini possono essere anche preoccupati della propria sicurezza e della sicurezza dei propri cari, di come potranno soddisfare i loro bisogni di base (ad es. cibo, alloggio, vestiti) e delle incertezze per il futuro.

Sappiamo anche che la presenza di adulti supportivi è la migliore cura: “il fattore principale nel recupero da un evento traumatico è la presenza di un adulto solidale e premuroso nella vita di un bambino”. Quindi oltre a proteggere fisicamente i bambini durante la pandemia COVID-19, è anche importante prendersi cura della loro salute emotiva e questo compito spetta agli adulti.

Ci sono bambini che sono particolarmente a rischio di sviluppare significativi problemi di salute mentale e disturbi emotivi tra cui stress, ansia e depressione correlati al trauma: sono i bambini che hanno vissuto situazioni traumatiche e di violenza, che soffrono di traumi pregressi o di problemi mentali, fisici o di sviluppo. E ci sono purtroppo bambini che non possono contare sul supporto dei loro genitori: quelli i cui genitori lottano con disturbi di salute mentale, abuso di sostanze, povertà educativa, instabilità economica e che vivono situazioni di violenza famigliare.

In questi casi sono i caregivers sostituitivi e gli operatori che si fanno carico di queste esigenze, poiché svolgono un ruolo importante nel supportare la resilienza di un individuo alle avversità.

Prima di tutto è fondamentale mettersi in ascolto dei bambini e rispondere in maniera accurata alle loro domande, in maniera adeguata all’età, spiegando con parole semplici quello che sta succedendo ed evitando la sovraesposizione dei media.

Le raccomandazioni generali degli esperti [1] sono quelle di creare per i bambini un ambiente fisico ed emotivo sicuro mettendo in atto le 3 R: rassicurazione, routine e regolamentazione. In primo luogo, gli adulti dovrebbero rassicurare i bambini e dire loro che è compito degli adulti proteggerli. In secondo luogo, gli adulti dovrebbero mantenere delle routine per rinforzare nei bambini il senso di sicurezza e creare prevedibilità (ad es. Orari e pasti regolari, orari giornalieri per l’apprendimento e il gioco). E, in terzo luogo, gli adulti dovrebbero sostenere lo sviluppo della regolamentazione da parte dei bambini. Quando i bambini sono stressati rispondono allo stress: per aiutarli a gestire queste reazioni è importante sia convalidare i loro sentimenti (ad esempio, “So che questo può sembrare spaventoso o opprimente”), sia incoraggiarli a impegnarsi in attività che li aiutino ad autoregolarsi (ad esempio, esercizio fisico, respirazione profonda, attività di consapevolezza). Gli adulti possono proporre attività (ad es. giochi di movimento, manuali, adatti alle varie età, ascolto di musica, ecc.) e coinvolgere i bambini nel creare nuovi giochi così da mettere in atto idee creative. I bambini hanno bisogno di dedicare tempo al gioco che rappresenta un prezioso canale di espressione, li occupa e catturando la loro attenzione le paure si allontanano. Queste azioni aumentano l’autoefficacia dei bambini. L’autoefficacia è la sensazione di avere possibilità di scelta e di controllo, elementi particolarmente importanti durante i periodi di paura e incertezza. I bambini spesso si sentono più sicuri quando possono svolgere un ruolo attivo nell’aiutare sè stessi, le loro famiglie e le loro comunità.

Questo è ciò che, tra mille difficoltà, stanno facendo gli operatori con i minori che si trovano fuori famiglia. Un lavoro che ha bisogno del sostegno delle Istituzioni e che apre ad una riflessione per il futuro. Una volta superata la crisi da pandemia di Covid-19 dovremo migliorare e riprogettare insieme il modello di assistenza che tenga conto di quanto oggi stiamo imparando.

 

 

Si ringraziano Jessica Bartlett, Jessica Griffin e Dana Thomson della Child Trends & the Child Trauma Training Center at the University of Massachusetts Medical School. Si ringrazia Zlatina Kostova come rappresentante in Italia della Child Trauma Training Center e della National Child Traumatic Stress Network, che hanno messo a disposizione il loro materiale per il Cismai.

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[1]  Jessica Dym Bartlett, Jessica Griffin, Dana Thomson “Resources for Supporting Children’s Emotional Well-being during the COVID-19 Pandemic “  Publication Date: March 19, 2020, Child Trend