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La presidente Gloria Soavi spiega come aiutare un minore che ha subito una violenza a ricostruire la sua vita: “Servizi competenti e interventi immediati, altrimenti i traumi rischiano di diventare cronici”. E in Italia? “I servizi ci sono, ma serve più formazione”

05 giugno 2019 – da REDATTORE SOCIALE – “Affiancare un minore che ha subito maltrattamenti o violenze e accompagnarlo nella ricostruzione della sua vita è un percorso lungo e complesso che richiede interventi precoci e servizi competenti”. A parlare è Gloria Soavi, presidente del Coordinamento italiani dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia (Cismai), che aggiunge: “Gli abusi sessuali sono traumi gravissimi per i minori perché vanno a colpire la loro integrità corporea e psicologica. La loro elaborazione è necessaria, altrimenti le vittime rischiano di portarseli dietro per tutta la vita, anche con conseguenze tragiche”. In questi giorni la stampa ha riportato il caso di Noa Pothoven, la 17enne olandese che, a causa delle sofferenze psicologiche conseguenti a uno stupro subito all’età di 11 anni, ha scelto di lasciarsi morire. In un primo momento si era parlato di “eutanasia”: in realtà la sua richiesta di accedere all’eutanasia (legale in Olanda) era stata respinta a causa della giovane età e delle sue condizioni psicologiche: la giovane è comunque morta in casa, assistita dai familiari e da una équipe medica. Pare trattarsi dunque di un caso di suicidio assistito, o di accompagnamento alla morte con sedazione profonda. “Anche se i contorni della vicenda non sono molto chiari, devo dire che il caso di questa ragazza mi ha colpito molto e credo che ci si dovrebbe interrogare sul perché non siano riusciti ad aiutarla prima – dice Soavi – La violenza sessuale su un minore è ancora più grave perché va a colpire una personalità in formazione, destrutturandola con conseguenze gravi e sintomi che includono l’anoressia e difficoltà emotive e relazionali. Se non affrontato subito, il trauma rischia di diventare cronico”.  Interventi precoci e competenti. I correttivi per affrontare situazioni così complesse secondo Soavi ci sono ma è fondamentale saperle riconoscere subito. Cosa non sempre facile, anche perché rispetto agli abusi sessuali c’è un problema di negazione molto forte. “Per prima cosa è necessario sapere come trattare i traumi da violenza – spiega Soavi – e poi vanno individuati precocemente. Se non si interviene in tempi rapidi, le conseguenze si incistano e i sintomi possono portare a depressione grave o a comportamenti suicidari”. Secondo la rilevazione del 2015 sui maltrattamenti all’infanzia i casi di violenza sessuale seguiti in Italia sono poco più del 4%, laddove nel resto d’Europa si arriva a percentuali tra il 7 e il 10%. “Non è certo perché l’Italia è un’isola felice ma perché, purtroppo, c’è un’enorme difficoltà di rilevazione di certe situazioni. E il rischio è quello di arrivare tardi”. Ricostruire la fiducia in se stessi e negli altri. “I minori che si trovano ad affrontare un trauma grave in conseguenza di un abuso sessuale vanno aiutati a riscrivere la propria vita – dice Soavi – Purtroppo, sappiamo che in molti casi gli autori delle violenze sono interne alla famiglia, amici o conoscenti e che gli abusi non sono fatti singoli ma spesso sono ripetuti all’interno di relazioni. Nel caso di abusi in famiglia, le conseguenze sono devastanti perché in relazioni che dovrebbero veicolare affetto, amore, protezione, cura, si insinuano contenuti sessuali”. Il lavoro da fare riguarda non solo la vittima ma anche il contesto esterno, “nel caso l’abuso si sia verificato all’interno della famiglia, la persona va protetta. Cosa che purtroppo non va data per scontata. Se le condizioni esterne non sono protettive, il rischio è quello di riattualizzare il trauma”. Qual è la situazione in Italia? “Nel nostro Paese i servizi in grado di affrontare queste situazioni ci sono, anche se dovrebbero essere più capillari – risponde Soavi – ma servirebbe una formazione maggiore perché si tratta di tematiche molto complesse”. (lp)

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