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Un cordiale saluto a tutte e tutti i presenti da parte mia a nome del CISMAI e della Presidente, Gloria Soavi, impossibilitata ad intervenire.

Per impegni precedentemente assunti non potro’ seguire tutta la Conference e vi chiedo di volermi scusare.

In questi mesi di “vita sospesa” per contrastare l’epidemia si sono fatte evidenti le conseguenze ed i rischi per i bambini, soprattutto per quelli piu’ fragili e indifesi per condizioni sociali, economiche e culturali, che il CISMAI, per il suo radicamento in tutte le Regioni d’Italia,  è stato di in grado di

Fino a quando non sono stati segnalati i casi di sindrome di Kawasaki, i bambini sono stati i “grandi assenti” tra i destinatari delle misure da adottare; sono stati considerati solo per la possibilità di infettare gli adulti e, soprattutto i nonni… così sono stati anche caricati di una responsabilità e di un senso di colpa che non meritano… e tra i bambini … quelli disabili sono scomparsi dal nostro orizzonte !

Se sul piano sanitario ne hanno risentito meno, non di minore entità sono state le conseguenze relazionali e psicologiche che hanno sofferto.

Come Pediatra e  Neuropsichiatra infantile, sono stato chiamato in causa molte volte per i sintomi, che i bambini hanno presentato dopo le prime settimane, anche a partire dal primo anno di vita.

I piu’ piccoli hanno presentato soprattutto “stati d’animo” diversi dal solito:  irrequietezza, irritabilità, perdita di appetito, disturbi del sonno, pianto immotivato, aspetto intristito del volto;  i piu’ grandi, riferivano soprattutto sintomi psicocosomatici e, soprattutto,  depressivi.

Queste situazioni si palesavano nelle famiglie attente e sensibili … non sappiamo quanto abbiano sofferto quei bambini nelle situazioni di fragilità, se non di violenza subita o assistita, che pure le cronache hanno riportato.

Mentre veniva enfatizzato l’impegno tecnologico delle scuole si è palesata ancora di piu’ la condizione di diseguaglianza economica, sociale e culturale di tanta parte del nostro Paese…… ma, del resto, questi dati non li scopriamo oggi … si conferma piuttosto quanto questa condizione abbia allargato ancora di piu’ il  gap e abbia condannato una larga parte dell’infanzia del nostro Paese  (il 30 % ?)  ad una condizione di emarginazione che non sara’ colmata dalla distribuzione di computer e tablet nelle scuole.

Molto spesso, poi, I genitori hanno dovuto  assistere tecnologicamente i loro figli nelle lezioni online, sottraendo gran parte del tempo al lavoro “a remoto”.

Con grande preoccupazione non vediamo segni, anche abbozzati, di un disegno, di una volontà di invertire il trend e considerare le politiche per l’infanzia l’investimento piu’ redditizio per il nostro Paese e di mettere in campo iniziative di prevenzione.

E’ assolutamente prioritario l’ intervento sulla scuola perche’ tutti i bambini italiani, nel rispetto della Costituzione e dei Trattati Internazionali,  possano frequentare la scuola dai 3 ai 18 anni: la scuola è il luogo privilegiato per ridurre le diseguaglianze e costruire un Paese piu’ attento ai valori democratici …. e poi  i ragazzi non vedono l’ora di tornarci.

Dove si incontrano difficoltà ad aprire asili nido e scuole per l’infanzia devono essere favorite  iniziative  presso  aziende pubbliche e private presenti nel territorio affinchè, d’intesa con gli Enti Locali, istituiscano al loro interno queste scuole, anche per favorire il lavoro delle donne.

Intanto,  riteniamo necessario e urgente un intervento concordato con le Regioni perché si attivino iniziative di socializzazione nei mesi estivi (campi estivi, animazioni, giochi e laboratori didattici, ecc.)  con l’obiettivo di recuperare i rapporti sociali, allentare il carico educativo – e talora assistenziale – delle famiglie che sono tornate a lavorare e per preparare i ragazzi ad un rientro in classe a settembre con la consapevolezza dei comportamenti da rispettare per un rientro in sicurezza.

Come per le infrastrutture materiali non è piu’ rinviabile un piano nazionale per l’infanzia e l’adolescenza che riconosca l’assoluta priorita’ delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza e  incardini questo piano nelle Istituzioni che già esistono e che vanno rafforzate e coordinate : la scuola, come si è detto prima, i servizi sociali con la definizione dei Livelli Sociali di Assistenza, attivando servizi di home visiting per contrastare la “poverta’ educativa”,  la sanità, rendendo pienamente fruibili ovunque tutti i LEA, e le organizzazioni del terzo settore che spesso  sole, soprattutto  in questi mesi, hanno continuato ad assistere, curare e proteggere soprattutto i bambini piu’ bisognosi, piu’ fragili e indifesi.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro a tutte e a tutti.

 

Gianfranco Visci.