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da AVVENIRE

Su Bibbiano chi ha sbagliato dovrà pagare, ma non este un “sistema emiliano” fondato su una gestione di assoluto potere da parte dei servizi sociali. Sbagliata anche la scelta di offrire nell’immediatezza all’opinione pubblica una notizia così rilevante — cioè l’inchiesta su Bibbiano — «senza alcun filtro, cautele, sufficienti e autorevoli spiegazioni dei percorsi investigativi e della peculiarità del caso».
Scelta che ha determinato «una devastante e generalizzata delegittimazione delle professioni di aiuto, di assistenza, di cura e protezione delle persone di minore età e della funzione del Giudice delle relazioni». Dietro il linguaggio tecnico dei magistrati minorili — che ieri hanno concluso a Lecce la loro tre giorni nazionale — si coglie il disappunto per come è stata gestita la vicenda Bibbiano e, soprattutto, per le ricadute sull’intero sistema di protezione dei minori fuori famiglia. In un comunicato dai contenuti molto fermi, con qualche “espressione pop” insolita per l’aplomp giuridico dei magistrati, la presidente dell’Aimmf (Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia) Maria Francesca Pricoco, segnala che sull’episodio sono arrivate «recenti e puntuali precisazioni» da parte del presidente del Tribunale per i minorenni di Bologna, Giuseppe Spadaro. Si tratta delle notizie che avevano ripreso anche su ‘Avvenire” di giovedì scorso, relative alle verifiche compiute su 100 casi affidati ai servizi sociali della Val d’Enza dal 2017 al 2019.

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