Varese: un figlicidio e un tentato femminicidio. Com’è potuto accadere? Come impedire che accada di nuovo?

Ancora una volta, la violenza più estrema rivela dei precursori ormai ben conosciuti e diffusi nella letteratura internazionale.
Ancora una volta, un pregiudicato è stato libero di agire, di uccidere il figlio e di tentare l’uccisione della moglie.

È doloroso dover ribadire, ancora una volta, che nelle situazioni di violenza domestica i minori sono i soggetti meno tutelati.

Questo figlicidio, un caso purtroppo non isolato, ci sollecita a chiedere con forza alle Istituzioni di investire risorse nel rafforzamento delle competenze dei servizi sociali e sanitari, per riconoscere e segnalare le situazioni di pregiudizio esistenti.
È anche responsabilità di noi professionisti della salute dell’infanzia sentirci in prima linea, assumendoci il dovere di elaborare e studiare le migliori prassi per conoscere fattori di rischio e protezione.

Il CISMAI, insieme ad altre associazioni, ribadisce inoltre l’assoluta necessità di affiancare ai giudici togati professionisti competenti, in grado di rilevare la presenza di elementi di rischio da non sottovalutare, ostativi alla concessione di diritti come quello di frequentazione, che per Daniele si è rivelato fatale.

Alla madre del piccolo Daniele vanno tutta la nostra solidarietà e il nostro abbraccio.

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