Vite in bilico Postato il 28 Luglio 2019

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La creazione di mostri è una reazione a catena, che è fatta da molti, ma è guidata, spesso, da alcuni. ll processo mediatico sembra studiato da menti di stalker. La creazione di mostri fa presa sul fatto che altri, stalker spesso, si muovano subito a ruota e partecipino al processo. Questo fa inoltre leva su morbosità, disinformazione, ingenuità, frustrazione, negazione di responsabilità, vigliaccheria, vendicativita’, rancori, invidie, eccetera eccetera. La creazione di mostri non ha ombre, è una luce accecante che sovraespone, senza lasciare spazio a dubbi e a momenti di quiete e riflessione. La creazioni di mostri è ricattatoria, tende a mettere in silenzio tutti, a cucire la bocca. Non usa armi, usa le parole come armi attraverso il tam tam delle notizie sensazionali, anche se non ancora provate, e spesso distorte, ingigantite, con appendici di orrore, non importa se verificato o meno. C’è il Mostro. E poi ce n’è un altro e un altro ancora. Il mostro o i mostri vanno dissezionati e continuamente esposti, e farlo passa per azione morale. Popolo erede delle antiche gogne e torture, ecco che l’eredità della crudeltà fa sì che ci si ricaschi. E non solo lui o loro, tutti quelli che può essere opportuno far fuori diventano mostri. Anche tutte le categorie di appartenenza sono additate come macchine mostruose, da distruggere. Senza contraddittorio, come si è visto anche di recente nella maggior parte delle trasmissioni televisive. Tutto è ribaltato, e tutti sono innocenti, tutti nessuno escluso. Non esiste piu’ al mondo un maltrattamento, un abuso sessuale, nessun caso dove abbia avuto senso un procedimento di protezione. Tutti mostri, tutti pazzi, tutti stupidi e tutti corrotti quelli che lavorano nel campo della cura e anche ogni servizio e istituzione preposti alla tutela. I meccanismi di negazione prosperano come non mai, annaffiati dalla confusione creata, dall’ignoranza che si mette in moto, in buona o cattiva fede. Il linciaggio diventa di massa, nessuna parsimonia nell’uso dei termini i più feroci. Moltissimi sono brave persone, gente anche compassionevole, che però non sa e non si accorge delle strumentalizzazioni a cui soggiace, e che in buona fede va ad ingrossare il fiume del fango, pensando di proclamare verità, di compiere azioni di giustizia, di protezione dei più deboli. Inconsapevole dei danni, anche futuri, che si vanno a determinare, e del dolore che si crea, degli effetti esattamente opposti a quelli che pensa di perseguire, in termini di benessere di bambine e bambini. Dell’abbrutimento a cui, pensandosi parte di una folla giusta, partecipa. Come i bambini di secoli passati, impiegati dagli adulti come tormentatori dei condannati a morte, nel tragitto verso il patibolo.
Questo fa anche sì che, in generale, i bambini e le bambine di oggi siano sempre piu’ soli. E anche quelli di domani, probabilmente.
Decenni fa, tutti i bambini e le bambine violati e maltrattati morivano soli, sopravvivevano soli, se sopravvivevano. Sopravvivevano per una risorsa in piu’, magari con gli aiuti del caso, con il supporto a volte sbilenco, ma affettivo dei coetanei. Se chiedevano aiuto non venivano creduti, gli eventi traumatici vissuti in famiglia, ma non solo, venivano negati o minimizzati, la colpevolizzazione era un mannaia che spesso frantumava la trama sottile del resistere e del sopravvivere. Poi le cose cambiarono, un po’, e poi molto.
Ma non c’è discesa, che non comporti ostacoli atti a fermare la corsa; se questa non si puo’ fermare, si distruggono i corridori. Con i corridori si distrugge il loro lavoro. La distruzione diventa monito per tutti. Con il dilagare e dilagare di ciò che verrà o meno dimostrato attraverso i tribunali, si attua un attacco feroce, forse il piu’ feroce che ci sia mai stato, al sistema di tutela. E i bambini? Si salvi chi puo’. Decenni fa, i bambini e le bambine morivano soli, sopravvivevano soli, se sopravvivevano, quelli che sopravvivevano. Ci riavviciniamo a questo? Vogliamo riavvicinarci a questo?
Rileggete (o leggete) Vite in bilico, la ricerca del 2006 del Centro nazionale di Documentazione Infanzia e Adolescenza (Ministero della Solidarietà Sociale), svolta sui casi di abusi sessuali e altre tipologie di maltrattamento subiti nell’infanzia e nell’adolescenza, con interviste a 2000 donne dai 19 ai 64 anni. Cosi’ per uscire, nel caso, dallo stato ipnotico che fa urlare la piazza, o semplicemente per informarsi su certe realtà e non cadere in inganno.
Se si dimostreranno le responsabilità, i rei pagheranno. Ma non distruggiamo prima tutto, per favore.

Roberta Luberti, luglio 2019