Recensione del libro “Orfani di crimini domestici – Interventi integrati dall’emergenza alla crescita post-traumatica”

Dall’esperienza sul campo nasce un modello riparativo informato sul trauma

Daniela Diano

Dopo l’indagine pionieristica condotta da Anna Costanza Baldry nel 2015, realizzata in
collaborazione con i Centri antiviolenza D.i.Re., il tema degli orfani di femminicidio ha iniziato a
emergere come una questione che richiedeva attenzione specifica. Quella ricerca ebbe il merito di
portare alla luce i principali bisogni di questi bambini e ragazzi, indicando al tempo stesso le risposte
indispensabili per sottrarli all’invisibilità e costruire un sistema strutturato di assistenza e cura.
A quella importante ricognizione seguì, sul piano normativo, la legge n. 4 del 2018, che riconobbe
alcuni benefici a favore degli orfani di crimini domestici. Tuttavia, nonostante questo passo avanti, il
tema tornò presto ai margini del dibattito pubblico e istituzionale, per riemergere con forza nel 2020
grazie alla prima edizione del bando A braccia aperte, promosso da Con i Bambini nell’ambito del
Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
Da questa iniziativa nasce il progetto RE.S.P.I.R.O. (Rete di sostegno per percorsi di inclusione e
resilienza con gli orfani speciali), che coinvolge sei regioni del Sud Italia e delle isole con l’obiettivo
di sperimentare, nell’arco di cinque anni, un modello di presa in carico integrata rivolto agli orfani e
ai loro riferimenti affettivi e relazionali. Un progetto ambizioso, chiamato a confrontarsi con la
straordinaria complessità di vite segnate da traumi profondi e perdite irreparabili.
È proprio dall’esperienza maturata nella realizzazione di RE.S.P.I.R.O. che prende forma il volume
Orfani di crimini domestici. Interventi integrati dall’emergenza alla crescita post traumatica
(FrancoAngeli, collana CISMAI), curato da Maria Grazia Foschino Barbaro e Gloria Soavi.
L’opera si configura come l’esito di un autentico lavoro collettivo, nel quale convergono competenze,
sensibilità ed esperienze professionali differenti. Le riflessioni raccolte nelle sue pagine sono il
risultato di un confronto costante tra operatrici e operatori appartenenti a discipline diverse che hanno
costruito, attraverso il lavoro d’équipe, una rete capace di mettere in relazione servizi territoriali,
istituzioni e saperi specialistici. Il volume restituisce così non soltanto un patrimonio di conoscenze
maturate sul campo, ma anche la formalizzazione di un metodo di intervento verificato nella pratica
e fondato sull’integrazione delle competenze.
Il modello descritto nel volume si fonda su percorsi informati sul trauma e su alcuni principi
imprescindibili: interdisciplinarietà, coordinamento, rete interistituzionale e formazione. A questi se
ne aggiunge uno che attraversa e sostiene l’intero percorso, rendendo possibile l’efficacia di tutti gli
altri: l’ascolto. Non si tratta di un ascolto generico o meramente empatico, ma di un ascolto
competente, capace proprio per questo di farsi umile, aperto e disponibile ad apprendere ed a
restituire. Ogni storia, infatti, è unica e non ammette semplificazioni né soluzioni standardizzate. Ogni
intervento richiede un lavoro “sartoriale”, costruito sulla specificità della persona, delle sue relazioni
e del contesto in cui vive. All’interno di una cornice teorica e operativa trauma-informed, le
competenze professionali vengono così declinate in modo personalizzato, con l’obiettivo costante di
restituire sicurezza, continuità e possibilità di crescita a vite profondamente sconvolte da traumi e
lutti complessi.
Il professionista dell’aiuto, l’amministratore pubblico, il legislatore, il giornalista e, più in generale,
chiunque desideri comprendere la complessità di questo fenomeno, potrà cogliere la ratio profonda
delle scelte metodologiche e organizzative proposte. In tale prospettiva trova piena giustificazione
anche l’impiego dell’espressione “orfani speciali”, definizione che può apparire inizialmente aspra ma
che risponde all’esigenza di identificare una condizione eccezionale, caratterizzata da bisogni

straordinariamente complessi e, proprio per questo, meritevole di interventi altrettanto speciali sul
piano assistenziale, educativo, psicologico e terapeutico.
Accanto alla riflessione teorica, il volume offre un articolato repertorio di strumenti operativi
indispensabili per tradurre in pratica i diritti riconosciuti a questi bambini e ragazzi. Esso propone
indicazioni per progettare percorsi personalizzati di cura, organizzare équipe multiprofessionali e
multiagenzia, consolidare reti territoriali permanenti e pianificare servizi dedicati alle esperienze
sfavorevoli dell’infanzia e dell’adolescenza. Parallelamente, approfondisce i processi che precedono
e alimentano il femminicidio, fornendo chiavi interpretative e indicazioni operative utili a rafforzare
le strategie di prevenzione, di individuazione precoce del rischio e di protezione delle vittime.
Ma il contributo del libro va oltre la dimensione tecnico-professionale. Infatti propone una diversa
postura culturale ed etica nei confronti della violenza e delle sue conseguenze, sollecitando una
responsabilità che investe l’intera collettività e richiama ciascuno — istituzioni, professionisti e
cittadini — a non distogliere lo sguardo, a riconoscere la profondità delle ferite lasciate dalla violenza
e fare dell’ascolto “un atto rivoluzionario”, come afferma Judith L. Hermann (Verità e riparazione.
Una giustizia per chi sopravvive al trauma). Quando la comunità diventa testimone della verità
applica, nel senso più autentico del termine, quella giustizia riparativa fatta di compassione,
rispecchiamento e solidarietà di cui tanto necessita chi è sopravvissuto alla morte per violenza di un
familiare e chi, invece, dalla violenza è stato definitivamente privato della propria voce.

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